Susanna Basile
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L’endometriosi in psicosomatica come espressione del “femminile impazzito”

Quando la psicoterapia con specifiche tecniche può alleviare il disturbo

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Che cos’è? L’endometriosi è determinata dall’accumulo anormale di cellule endometriali fuori dall’utero. Le cellule endometriali dovrebbero trovarsi all’interno dell’utero. Si determina nel corpo un’infiammazione cronica dannosa che si manifesta tramite forti dolori e sofferenze dell’apparato femminile e dell’intestino. Quindi è la mucosa dell’utero posizionandosi all’esterno dello stesso come se dovesse continuare a partecipare al ciclo mestruale. Il percorso psicologico presuppone la riduzione dell’ansia e dell’angoscia legato alla malattia e dello stress legato ai sentimenti di inadeguatezza, incompletezza e perdita del proprio ruolo riproduttivo che l’infertilità può comportare. Il sentimento predominante è la paura, che assume varie forme: paure che riguardano la patologia fisica, sintomi, dolori, paure riguardo ai trattamenti e i postumi come la paura dell’intervento chirurgico, paura di cambiamenti fisici e alterata immagine corporea, paure di recidive, paure che riguardano gli effetti psicologici e paure personali ed esistenziali. Altre reazioni molto comuni sono la rabbia e il senso di colpa. L’endometrio superfluo che viene trasportato all’esterno insieme al flusso mestruale, si blocca in alcune zone causando l’infiammazione. Il perché la mucosa arrivi in “luoghi sbagliati”, è pressoché ignorato dalla medicina convenzionale. Pare sia dovuta dalla produzione eccessiva di estrogeni. Per cui l’alimentazione, lo stile di vita e integratori specifici che cercano di ridurre l’infiammazione, sono i migliori rimedi naturali per una riduzione consistente, nel lungo periodo e in maniera sana della malattia. Perché di endometriosi non si guarisce o almeno non del tutto. Ed essendo una malattia cronica si annovera tra i disturbi psicosomatici.

Per cui sarebbe necessario un supporto terapeutico per comprendere le cause profonde della sua manifestazione legate alla femminilità e alla sua accettazione ma entriamo nello specifico. La presenza di dolore pelvico è un fattore importante da prendere in considerazione quando si parla della correlazione tra endometriosi e malattie psicologiche. Il dolore sembra essere indipendente dallo stadio dell’endometriosi, per cui donne con endometriosi lieve possono soffrire di un più intenso dolore pelvico rispetto a quelle che presentano una condizione di endometriosi più grave.

L’endometriosi si ripercuote sulla relazione di coppia, per il carico di dolore, la depressione, l’astenia che rendono pesante la vita quotidiana alla donna l’atmosfera familiare. Può ledere l’intimità della coppia perché un uomo che ama la propria donna non vuole causarle dolore.  Per questo motivo molti partner si astengono dalla penetrazione, e da qualsiasi forma di intimità. Questa astinenza protratta diventa causa di tensioni familiari, irritazione, aggressività, specialmente se la diagnosi non è ancora stata fatta, periodi che possono durare mesi o addirittura anni. Spesso i medici dicono alla donna che il dolore “è tutto nella sua testa”, ossia che è “psicologico” o per quelli più evoluti “psicosomatico”. La sofferenza viene allora peggiorata dall’incomprensione, dalla solitudine, dalla sensazione di trovarsi in una sorta di follia, di paranoia o dell’antico concetto di isteria. Per quanto riguarda l’isteria, questa sindrome potrebbe allegerirsi quando si lavora sul piano del femminile in psicoterapia. L’endometriosi si potrebbe vedere come una forma d’isteria della sensitività non vissuta e una sorta di vulnerabilità sprofondata nel corpo. Da un punto di vista simbolico è l’espressione di una femminilità inconscia che si esprime in un modo sbagliato, in un luogo sbagliato e quindi proibito e pericoloso. Le proprie direttive sono fuori luogo perché danneggiano e dirigono la femminilità contro la stessa donna. La penetrazione diventa dolore anziché piacere perché nel femminile c’è ricezione, accoglienza, accettazione, ma il maschile è vincente e respingerlo diventa un’urgenza emergente. Meglio una penetrazione legata al dolore attraverso la chirurgia, fino ad oggi l’unico modo per eliminare queste formazioni di una femminilità “impazzita”, per eliminare il “femminile in eccesso”. Il suo ventre grida vendetta, e non vuole nessun aiuto: sarebbe meglio tenere lontano i barbari invasori. Continua a creare “muri” di sangue anche a ipotetici figli sottraendosi inconsciamente ad un compito incarnato dall’archetipo femminile. Che ci sia il sospetto che essa dedichi poco tempo al suo lato femminile cosicché questo diventi così forte da apparire dovunque per forzare una verace dedizione, che gli è stata negata dal muro delle “vestali officianti”. “Volevo essere un uomo”, “sono stata costretta ad essere un uomo” “ho dovuto fare il marito per mia madre” “devo badare alle mie sorelle non posso pensare a fare figli”, queste sono frasi chiave che si sentono dalle pazienti perché l’endometriosi soffre per le regole femminili: il solo sacrificio che le riguarda in ultima ipotesi è il chirurgo giustificato, l’unico maschile che può violare l’altare ed eliminare la troppa femminilità! Anche più volte se è il caso! Poi alla fine si dà colpa allo stress. Ma esiste uno stress buono, l’eustress che ci permette di scappare, di arrabbiarci e di essere felici; esiste uno stress cattivo, il distress che ci obbliga a restare, a sopportare e ad essere infelici. Ecco questo tipo di stress crea i disturbi cronici come l’infiammazione dell’Endometrio.

L’antica teoria secondo la quale l’isteria si produceva attraverso l’utero, viene dal greco hystera, che vaghi liberamente nel corpo, assume un aspetto interessante. Nell’endometriosi la mucosa uterina sparpagliata va a finire perfino nel cervello. Si tratta di un forte grido d’aiuto nell’organismo che chiede una presa di coscienza della propria femminilità. Colpita dall’endometriosi è la donna piuttosto attiva, che si espone al polo maschile d’azione, sottoponendosi al suo armamentario di metodi tecnici, dall’endoscopia, all’ecografia, alla biopsia fino all’intervento chirurgico, abbiamo visto come “penetrazione nel corpo” per eccellenza. Tranne poche eccezioni, nessuna delle pazienti non hanno intenzione di avvicinarsi alla conoscenza della psiche. È evidente quanto sia estraneo per loro il mondo femminile. Con quanto detto si rende evidente la necessità di una terapia psicologica. Le pazienti affette da endometriosi necessitano di uno spazio di ascolto dove affrontare le problematiche relative l’insorgenza della malattia, l’attesa della diagnosi e l’accettazione della stessa, dove vengano accolte e legittimate le emozioni provocate dalla malattia quali angoscia, vergogna, colpa e rabbia. Il percorso di psicoterapia funzionale appare essenziale perché l’uso del corpo come processo di guarigione appare essenziale per la donna affetta da endometriosi. Attraverso la terapia funzionale con specifiche tecniche si possono riequilibrare: l’alterazione del sonno, l’astenia, l’alterazione dell’appetito, la depressione, l’ansia, il dolore pelvico cronico, che portano alla paura del dolore, paura che concorre all’autolimitazione esistenziale, all’evitamento di ogni attività che possa peggiorare la situazione, inclusi appunto i rapporti sessuali.

 

 

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