Nelle incantevoli colline veronesi, c’è una famiglia di musicisti che ha dato vita a uno dei Soave più apprezzati. Ai piedi dei Monti Lessini, la cantina dei Franchetto ha recentemente conquistato i Tre Bicchieri nella guida Vini d’Italia, una testimonianza dell’eccezionale qualità del loro Soave. Questa denominazione vanta circa 7.000 ettari di vigneto, rendendola una delle più vaste per il vino bianco in Italia. Sebbene il Soave sia stato ufficialmente riconosciuto nel 1968, già dal 1931 un decreto regio ne celebrava il valore come “tipico e pregiato“. L‘area di produzione si adagia lungo il versante orientale della provincia di Verona, incorniciata a ovest dalla provincia di Vicenza e a sud dai rilievi dei Monti Lessini. La vera eccellenza però si trova nella zona Classica, sui colli di Monteforte d’Alpone e Soave, dove le alture offrono esposizioni ideali per la perfetta maturazione delle uve. La storia della famiglia Franchetto si intreccia strettamente con questo paesaggio unico. A Roncà, proprio nel cuore della denominazione, la cantina è condotta da Giulia, Antonio, Mara e Anna. Giulia spiega che “in famiglia, la passione per la vigna e quella per la musica scorrono parallele. Non è raro trovarci in cantina a suonare i nostri strumenti“. Sin dall’Ottocento, i Franchetto coltivano la terra a Terrossa, un idilliaco borgo sulle colline della Val d’Alpone, sempre dominato dalla presenza dei Monti Lessini. Una figura chiave nella loro storia è lo zio Toni, che con il suo amore per la viticoltura sperimentò diverse varietà di barbatelle dell’epoca come dall’Oro, Uliega, Delizia, oltre alle celebri Durella e Garganega. Fu lui a infondere tale passione in Antonio che, appena ventenne nel 1982, si lanciò nella produzione del vino, fermamente convinto del potenziale del territorio.
Nei primi anni ’90, Antonio e Mara decisero di avventurarsi nella coltivazione dei primi vigneti a Vestenanova, un angolo incontaminato dell’alta Val d’Alpone. Questa zona montuosa, ricca di boschi e prati estesi, offriva un potenziale straordinario per le viti. Oggi, è la figlia Giulia a guidare con passione l’azienda di famiglia, insieme ai genitori. Si concentrano soprattutto sulla coltivazione delle varietà autoctone Durella e Garganega. Combinano dedizione e rispetto per l’ambiente adottando pratiche sostenibili, e dal 2010 l’azienda è autosufficiente dal punto di vista energetico grazie a un impianto fotovoltaico. Il Soave si distingue per il suo territorio unico, caratterizzato da una duplice natura geomorfologica. La maggior parte dei vigneti si trova nella zona orientale della Lessinia su terreni vulcanici, mentre nella parte occidentale prevalgono i suoli calcarei. Questa varietà di terroir, con vigneti che si estendono dalla pianura fino alle colline oltre i 500 metri, ha portato all’istituzione di un sistema di Unioni Geografiche Aggiuntive che delimitano microzone dalle caratteristiche pedoclimatiche e geomorfologiche uniche. Queste 33 microzone, dedicate esclusivamente alle aree collinari, rappresentano solo il 40% della superficie vitata complessiva. I terreni vulcanici e calcarei donano ai vini bianchi dell’area una raffinatezza ed una longevità straordinaria. Per quanto riguarda la Garganega, è senza dubbio la regina indiscussa dei vigneti del Soave. Questa varietà autoctona deve costituire dal 70% al 100% del blend del vino, potendo essere mescolata fino al 30% con chardonnay, pinot bianco o trebbiano di Soave. La Garganega è l’uva bianca più rappresentativa del Veneto, specialmente nelle zone di Soave e Gambellara. Anche se le sue origini restano un mistero, è noto che il veronese era celebre fin dall’antichità per la sua tradizione vinicola.
