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Home Donne selvagge

Lucrezia Borgia: il peso delle colpe in un cognome

Susanna Basile by Susanna Basile
Novembre 22, 2020
in Donne selvagge
Lucrezia Borgia: il peso delle colpe in un cognome
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Quando “le donne del 1492” erano definite tali, nasce e cresce Lucrezia Borgia che già a 12 anni, quando il padre, divenne papa, era una “donna da marito” di nome e di fatto. Figlia illegittima, riconosciuta e mai dichiarata, del papa Alessandro VI, Rodrigo Borgia, sorella del famoso Cesare Borgia, l’anno dopo viene data in sposa a Giovanni Sforza, signore di Pesaro, nonché nipote di Ludovico il Moro. Lucrezia è una figlia della colpa ma durante la sua epoca, non era così inusuale il comportamento libertino da parte degli uomini di chiesa. Per Lucrezia era il cognome a farne una vera principessa. Fu subito ammessa ai lussi della corte pontificia. Lucrezia e i fratelli Borgia furono molto influenzati dalle origini valenciane, infatti erano spagnoli considerati stranieri nella Roma di allora e per questo molto legati fra loro. In particolare Lucrezia si legò con maggiore intimità a Cesare e tra di loro esisteva un sentimento di reciproco amore e fedeltà. E si disse presto di loro che fossero amanti incestuosi. Anche il padre, il papa Borgia, che l’aveva coinvolta nella passione della sua giovane amante, Giulia Farnese, le sperticava il massimo amore. Anche in questo caso venne coinvolta in un’intimità che indusse diversi testimoni a gridare all’incesto. Il papa non fece mai “accoppiare” Lucrezia con il suo primo marito Giovanni Sforza, adducendo la giovane età, ma in realtà pensando di fare sposare Lucrezia a ben altro partito a ben altra alleanza. Nel 1497 i Borgia cercarono di chiedere il divorzio tra i due coniugi, divorzio che la famiglia milanese non voleva concedere. Lucrezia allora dichiarò che era vissuta col marito “senza avere rapporti carnali di nessuna natura, pronta a giurarlo e a sottoporsi ad una visita dimostrativa”. Naturalmente minacciato di morte, Giovanni Sforza, firmò un documento sulla sua impotenza. Ma da quella dichiarazione cominciò a sostenere che il papa lo aveva separato da Lucrezia “per congiungersi con lei”.  Le accuse vennero accresciute da Burcardo maestro di cerimonie della corte papale, che raccontava di rapporti incestuosi e orge. Per quanto il marito fosse stato impotente durante l’annullamento, Lucrezia era rimasta incinta di un certo Pedro Calderon, detto Perotto, un messo papale. Una clandestina passione, autentica, con un uomo spagnolo di cui tuttavia Lucrezia in maniera indiretta, ne avrebbe provocato la morte. Il fratello Cesare, probabilmente per gelosia e per i pettegolezzi provocati, lo inseguì per le stanze del Vaticano e lo uccise facendo schizzare il sangue in faccia al padre, cioè il papa Alessandro VI. Lucrezia nel 1498 partoriva in gran segreto, il figlio illegittimo e il padre gli aveva combinato il secondo matrimonio con Alfonso D’Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli, e anche suo cognato. Infatti la sorella di Alfonso, Sancha, era sposata col fratello minore di Lucrezia, Jofré: matrimoni tra figli illegittimi di rango. Altro particolare importante di una famiglia diciamo “affettuosa”: Cesare era stato e continuava ad essere in maniera saltuaria l’amante di Sancha sua cognata. Il secondo matrimonio di Lucrezia era vero amore: Alfonso era giovane bello e disinvolto. Venne accoltellato dai sicari del fratello, Cesare, e quando dopo le cure si salvò, il fratello in prima persona lo strozzò per liberarsi definitivamente di lui: pare per vendetta e gelosia, pare per nuove alleanze in vista per la povera Lucrezia. La donna si ritirò a Nepi, in provincia di Viterbo, per un periodo e ruppe i rapporti con il padre e il fratello. Ma dopo poco tempo avrebbe sposato Alfonso d’Este, futuro principe di Ferrara. Nel 1501 Lucrezia era già duchessa e qui seppe farsi apprezzare da tutti, ma nel giro di due anni la sua vita fu nuovamente sconvolta da altri lutti. Le morì per primo il figlio del secondo marito, Rodrigo. Nell’agosto del 1503, infine, si ammalarono sia il padre che morì subito, sia il fratello che sopravvisse per morire solo quattro anni dopo vittima di un’imboscata. La morte del papa fu naturale? L’avvelenamento per i Borgia era un ottimo metodo per risolvere molte questioni politiche. Quando le imboscate, le coltellate, l’annegamento nel Tevere, e lo strozzamento manuale o con delle corde, non era diciamo “conveniente”, i Borgia facevano uso di “una specie di polvere, biancastra, simile allo zucchero” di cui avevano provato l’effetto. La cantarella è una variante dell’arsenico. Questo veleno è ottenuto cospargendo d’arsenico le viscere di suini, poi essiccandole ed infine macinandole. Se ne ricavava una polvere bianca simile allo zucchero. Qualunque composizione avesse la “cantarella borgiana” era un veleno “atterminatum obtemperatum”, ovvero veloce e di sicuro successo. A cadere vittima della cantarella fu lo stesso Alessandro VI, nel corso di un banchetto nella villa di un cardinale a cui oltre al papa partecipò anche suo figlio Cesare. Il papa morì nel giro di qualche giorno. Anche se Lucrezia non fosse stata un’assassina è difficile, che non fosse a conoscenza dei segreti e degli omicidi che riempivano le stanze del Vaticano. Divenne una grande e ammirata nobildonna continuando ad avere tresche con il cognato Francesco Gonzaga marito di Isabella d’Este sorella del suo nuovo marito. Probabilmente durante l’estate i due cognati poterono ritrovarsi in una delle villeggiature ferraresi. Ad aumentare i rischi della relazione vi era anche la sotterranea rivalità, risaputa da Lucrezia, esistente tra il marchese Francesco Gonzaga e il duca Alfonso D’este. Creò un corte di intellettuali e artisti a Ferrara iniziando una liaison platonica con il musicista Pietro Bembo. Ci furono quattro anni di guerra tra il papato e Ferrara e Mantova: Lucrezia era cambiata. Incline alla devozione, aveva iniziato a portare un cilicio sotto le camicie e smesso di indossare vestiti scollati; visitava assiduamente le chiese della città e ascoltava letture religiose durante i pasti; infine si aggregò al terz’ordine francescano. Le voci più insistenti che la raffigurano come “una specie di Messalina, intrigante, sanguinaria, corrotta, non succube, ma complice del padre e del fratello”, vennero riprese e riferite e tramandate ai posteri nelle cronache e nei libelli dai numerosi nemici dei Borgia. Due sono gli episodi che il Burcardo, maestro delle cerimonie papale, racconta. Il primo episodio è la “cena delle cortigiane”, festa dal risvolto orgiastico ideata da Cesare, la sera del 31 ottobre 1501. Il duca Cesare Borgia Valentino aveva fatto venire in palazzo cinquanta cortigiane “cantoniere”: dopo una cena veloce, le cortigiane erano entrate ed avevano iniziato a ballare con servitori e giovani di casa; a notte fonda Cesare fece mettere in terra i candelabri accesi e le donne nude a carponi dovevano fare a gara per raccogliere le castagne lanciate loro, incitate dal Papa, Cesare e donna Lucrezia. Il secondo episodio, narrato sempre dal cerimoniere avvenne, l’11 novembre 1501, quando da una finestra, Alessandro VI e Lucrezia assistettero ad una selvaggia scena di monta fra quattro stalloni e due giumente. Dal momento che le due scene avvennero poco prima della partenza di Lucrezia per Ferrara, potrebbero essere stati spettacoli per l’iniziazione matrimoniale che non potevano offendere una donna che era già stata sposata due volte.

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