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Home Filosofia erotica

Il Mito della Caverna di Platone: interpretazioni, bestemmie e orazioni…

Susanna Basile by Susanna Basile
Aprile 4, 2024
in Filosofia erotica
Il Mito della Caverna di Platone: interpretazioni, bestemmie e orazioni…
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«…alla dimora della prigione, e la luce del fuoco che vi è dentro al potere del sole. Se poi tu consideri che l’ascesa e la contemplazione del mondo superiore equivalgono all’elevazione dell’anima al mondo intelligibile, non concluderai molto diversamente da me […]. Nel mondo conoscibile, punto estremo e difficile a vedere è l’idea del bene; ma quando la si è veduta, la ragione ci porta a ritenerla per chiunque la causa di tutto ciò che è retto e bello, e nel mondo visibile essa genera la luce e il sovrano della luce, nell’intelligibile largisce essa stessa, da sovrana, verità e intelletto.» La Repubblica VII libro

IL MITO DELLA CAVERNA: LA PRIGIONIA

Si immaginino dei prigionieri che siano stati incatenati, fin dalla nascita, nelle profondità di una caverna. (Chi li ha imprigionati? nda) Non solo le membra, ma anche testa e collo sono bloccati, in maniera che gli occhi dei malcapitati possano solo fissare il muro dinanzi a loro. Si pensi, inoltre, che alle spalle dei prigionieri sia stato acceso un enorme fuoco e che, tra il fuoco ed i prigionieri, corra una strada rialzata. Lungo questa strada è stato eretto un muretto lungo il quale alcuni uomini (Chi sono questi uomini da dove provengono? nda) portano forme di vari oggetti, animali, piante e persone. Le forme proietterebbero la propria ombra sul muro e questo attirerebbe l’attenzione dei prigionieri. Se qualcuno degli uomini che trasportano queste forme parlasse, si formerebbe nella caverna un’eco che spingerebbe i prigionieri a pensare che questa voce provenga dalle ombre che vedono passare sul muro (Come se fossero Dei, provenienti dall’oltretomba, sempre se i nostri prigionieri sapessero cosa sia l’oltrevita, meglio dell’oltretomba nda).

MENTRE UN PERSONAGGIO ESTERNO: CHI E’ IL PERSONAGGIO ESTERNO? QUIEN SABE?

Mentre un personaggio esterno avrebbe un’idea completa della situazione, i prigionieri, non conoscendo cosa accada realmente alle proprie spalle e non avendo esperienza del mondo esterno (incatenati fin dall’infanzia), sarebbero portati ad interpretare le ombre “parlanti” come oggetti, animali, piante e persone reali. Si supponga che un prigioniero venga liberato dalle catene (Chi è che lo ha liberato, i famosi, uomini? E chi sono questi uomini? nda), e sia costretto a rimanere in piedi, con la faccia rivolta verso l’uscita della caverna: in primo luogo, i suoi occhi sarebbero abbagliati dalla luce del sole ed egli proverebbe dolore. Inoltre, le forme portate dagli uomini lungo il muretto gli sembrerebbero meno reali delle ombre alle quali è abituato; persino se gli fossero mostrati quegli oggetti e gli fosse indicata la fonte di luce, il prigioniero rimarrebbe comunque dubbioso e, soffrendo nel fissare il fuoco, preferirebbe volgersi verso le ombre. (questa sembrerebbe un’iniziazione massonica di un “recipiendario”, vale anche al femminile, che non vuole farsi iniziare, nda).

IL MITO DELLA CAVERNA: LA LIBERAZIONE

Allo stesso modo, se il malcapitato fosse costretto ad uscire dalla caverna e venisse esposto alla diretta luce del sole, rimarrebbe accecato e non riuscirebbe a vedere alcunché. Il prigioniero si troverebbe sicuramente a disagio e s’irriterebbe per essere stato trascinato a viva forza in quel luogo.

Volendo abituarsi alla nuova situazione, il prigioniero riuscirebbe inizialmente a distinguere soltanto le ombre delle persone e le loro immagini riflesse nell’acqua; solo con il passare del tempo potrebbe sostenere la luce e guardare gli oggetti stessi. Successivamente, egli potrebbe, di notte, volgere lo sguardo al cielo, ammirando i corpi celesti con maggior facilità che di giorno.

Resosi conto della situazione, egli vorrebbe senza dubbio tornare nella caverna e liberare i suoi compagni, essendo felice del cambiamento e provando per loro un senso di pietà: il problema, però, sarebbe proprio quello di convincere gli altri prigionieri ad essere liberati. Infatti, dovendo riabituare gli occhi all’ombra, dovrebbe passare del tempo prima che il prigioniero liberato (cioè quando diventa “apprendista”?) possa vedere distintamente anche nel fondo della caverna (torna nella caverna dei “vizi” dopo che è stato “iniziato” alle virtù?); durante questo periodo, molto probabilmente egli sarebbe oggetto di riso da parte dei prigionieri, in quanto sarebbe tornato dall’ascesa con “gli occhi rovinati” (o con una “vista nuova”?). Inoltre, questa sua temporanea inabilità influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento e, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri ad ucciderlo, se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, in quanto, a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell’accecamento (e la nuova “vista”?) e la fatica della salita (La stessa che ha fatto poi Dante sul monte del Purgatorio?) per andare ad ammirare le cose da lui descritte. (Per questo il segreto massonico? Per evitare di morire prematuramente e soprattutto, senza aver sortito effetto!!!nda)

 

Tags: demiurgomito della cavernaplatonesole
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