Susanna Basile
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Valentina Bribre e il suo libro “Il mio nome è Brian, storia di un autismo” Carthago Edizioni

Lo scrittore Claudio Basile intervista l’autrice: “Con Brian per Brian. Storia di vite variabili, incontrollate e meravigliose”

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“Noi non abbiamo l’opzione non ce la faremo. Ce la faremo e basta”.

Comincio a riferire della chiacchierata con Valentina BriBre dalla fine perché più che un’intervista la mia è stata un’esperienza.

Ho chiacchierato con l’autrice di un bel libro “Il mio nome è Brian, storia di un autismo” edito da CARTHAGO edizioni, pubblicato nel 2021.

E mi è piaciuto farlo intanto perché l’attacco telefonico di Valentina durante l’intervista, quel “Voi” rispettoso e perfettamente scandito mi ha riportato agli anni del mio servizio militare, che ho assolto proprio nei luoghi della nostra autrice.

Valentina, madre eccezionale, è nata a Napoli ma risiede a Salerno, città a me molto care perché mi hanno fatto conoscere quel carattere dei partenopei che ‘fanno le cose’, che non si lamentano e che hanno piacere quando le fanno.

E questa è stata la prima sensazione rispetto a chi avevo di fronte; poi dopo aver letto il libro e brevemente conversato ho cominciato l’intervista che vi trascrivo, da cui ho ricavato la seconda piacevole sorpresa: scoprire che esistono madri, persone, che non fanno dell’autismo del figlio una bandiera o se credete un’immaginetta da sventolare ma che dopo una serie di “bang”, come li chiama Valentina, o pugni nello stomaco se preferite, legate alla scoperta nel proprio figlio dei caratteri dell’autismo, si rimboccano le maniche e fanno quello che occorre, considerando ciò che accade non come una disdetta ma come una grande opportunità. Sedetevi comodi. Leggerete d’un fiato, spero.

Claudio Basile: Quando comincia la storia che hai raccontato quanti anni ha Brian?

Valentina BriBre: L’esperienza di Brian è quella di un bambino di tre anni e l’arco temporale che ho descritto arriva fino ai quattro anni e mezzo. Questo è stato il periodo in cui in un oscillare di sentimenti contrastanti, non sempre facili da domare, con inevitabili eccessi, non altrettanto facili da sopire, ho scoperto l’autismo di Brian.

Adesso Brian ha otto anni vive con la sorella di sei anni e il loro rapporto è una componente non secondaria del racconto che propongo per Carthago.

C.B.:  A che punto è la ricerca di socialità di Brian?

V.B.:  Brian si è palesato sin da piccolino, all’età di tre, quattro anni senza alcune reazioni fondamentali: il problema sensoriale – percettivo, il tatto e il gusto, pochi giochi, toccava pochissimi oggetti mostrandosene infastidito. Poi crescendo ha provveduto faticosamente ad aggiornare le sue sensazioni. Oggi ad otto anni è ad un punto di confine e, avendo acquisito alcune capacità, ricerca bambini di età inferiore alla sua con cui riesce a rapportarsi efficacemente.

C.B.: Il mondo degli adulti che risposte reali e non improvvisate sa dare al fenomeno dell’autismo?

V.B.:  I genitori e gli adulti in generale sono ancora il punto di “frizione” dell’autismo. Cioè l’interazione con i bambini autistici dipende da come si pongono, non rispetto all’esperienza delle cose da fare ma rispetto al continuare a considerarlo un “problema” e se intimamente ne percepiscono solo le difficoltà è facile che inevitabilmente se ne distacchino.

C.B.:  Dicevamo della sorella di Brian. Qual è il loro rapporto?

V.B.: La sorellina di Brian ha sei anni. È difficile riuscire a farle capire perché, rispetto a determinate situazioni che scaturiscono dalla ricerca di un rapporto fisico ed ambientale col fratello, non riesca ad ottenere risposte.

Il difficile è impedire che viva la fragilità di Brian come un distacco, come un muro per lei invalicabile, come un’assenza di reazioni che le provocano una solitudine costante. In questo senso il mio compito e la mia responsabilità richiedono un impegno costante.

C.B.:  Come guardi al futuro di Brian?

V.B.:  Il futuro di Brian mi spaventa fino ad un certo punto, il mio impegno è volto a cercare di fare il massimo per dare a Brian delle opportunità. La mia determinazione quotidiana serve a consolidare ogni sforzo, ogni mia energia per dare a Brian un futuro dignitoso. Non accetterò che al compimento dei 18 anni non abbia un futuro dignitoso. Il futuro di Brian lo creo oggi e quando arriverà alla sua maturità io come madre avrò costruito un posto nel mondo per lui. Ne sono convinta in quanto tutte le mie forze e le mie energie convogliano su questo. Non esistono problemi solo soluzioni. Il dopo di noi è un nostro diritto e farò tutto il mio possibile per dare un futuro dignitoso a Brian e ad altri come lui.

C.B.:  La solidarietà dei genitori con analoga esperienza è reale o di facciata?

V.B.: L’autismo non è più un “buco nero”, rispetto a vent’anni fa se ne parla molto di più e la sensibilità dei genitori e del mondo circostante è migliorata. Non è sempre così però perché vi sono ancora situazioni di evidente “scollamento” o disimpegno se vuoi dal problema “autismo”. Basti pensare che l’80% delle coppie che scoprono l’autismo in famiglia si separano. Siamo ancora lontani da una sincera accettazione. Pochi sono poi gli uomini che rimangono. Le coppie che continuano a vivere insieme hanno due atteggiamenti: in alcuni casi “nascondono” lo stato dei figli, in altri si mostrano “iperattivi” come se dovessero risolvere immediatamente un problema che non si presta per niente né a soluzioni estemporanee né a soluzioni definitive.

C.B.: Quanti e quali passi conterai ancora accanto a Brian?

V.B.: Io non riesco ad immaginare la mia vita al di fuori di questo mondo. Ho coinvolto tantissime persone attraverso le pagine social che contano più di 70.000 iscritti: “Il mio nome è Brian-storia di un autismo” e “L’autismo non è contagioso”. Ho anche creato una rubrica video mensile, su Facebook e Instagram, dal titolo “Vox Aut – Voci per l’autismo”. A breve aprirò un’associazione per far conoscere gli autismi. “Noi non abbiamo l’opzione non ce la faremo. Ce la faremo e basta”. Quando leggerete questa intervista il minimo che potrà capitarvi è che leggiate Il mio nome è Brian, storia di un autismo con gli occhi e il senso di chi vi racconta una storia difficile ma bella.

Se poi ci rifletterete a fondo converrete con me che il Sud ha tante storie e tante facce ed esperienze esemplari che dicono molto, che recano una luce diversa.

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