Susanna Basile
Sito ufficiale della psico-sessuologa

Una grande “terapia di gruppo” la presentazione del libro di Mattia Serpotta “La gente non stanno bene” di Carthago Edizioni

Di come una presentazione “dal vivo” dopo un anno di segregazione diventa uno spettacolo teatrale e una sensazionale “terapia di gruppo”

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Una forte emozione e una bellissima energia scorreva condivisa da più di duecento persone presenti al Cortile Platamone al Palazzo della Cultura di Catania per la presentazione del libro di Mattia Serpotta “La gente non stanno bene” edito da Carthago Edizioni. Prima presentazione dal vivo a Catania per Cartagho dopo il blocco della pandemia e le “scorribande” della stessa casa editrice avvenute tra il 27 e il 29 maggio a Milano per la manifestazione “Parole in viaggio”.
Dicevamo la presentazione partiva dalla brillante idea del moderatore Alfredo Polizzano, libraio della libreria Fenice, di incoraggiare la partecipazione attiva del pubblico somministrando un questionario estrapolato dallo scrittore Marcel Proust che gli spettatori potevano acquisire all’ingresso del Cortile. Ma come avviene in tutte le presentazioni, dove i relatori sono tanti e tutti affamati di “fama” soprattutto in questo caso “di umanità e di contatto” vista la segregazione annuale, il tutto è sfuggito di mano e in maniera sorprendente ci ha trascinati in “una storia intima”, quella dell’autore che aveva un pubblico fondamentalmente di “amici”, conoscenti, parenti ed estimatori del suo istrionismo. Per essere precisi, visto che sono “un’ addetta ai lavori” di Istrionismo introverso si parla, citando i tipi psicologici dell’augusto psicoterapeuta Carl Gustav Jung.
In realtà è stato uno spettacolo esilarante, intelligente, ironico in cui Mattia Serpotta ci ha raccontato l’idea e l’ispirazione di questa serie di racconti che riguardano “un’ indagine umana “intesa come spirito animale dell’essere cittadino”. L’autore, avvocato penalista acclamato, presente da anni con i suoi post brucianti i suoi racconti, le sue storie, ha un seguito di migliaia di fans, stasera, ha dato prova di una sua “tenuta” da palcoscenico: suoi complici sono stati gli stessi editori della Carthago, con Margherita Guglielmino la responsabile editoriale che ha cominciato con una non-presentazione, ovvero provocando il suo stesso autore con battute fulminanti sui rapporti tra uomini e donne che non funzionano mai, su un libro, sono le sue parole “completamente pazzo” a cui loro, i tipi della Carthago, hanno dato credito. L’autore spiazzato ha chiesto aiuto all’attore Gino Astorina che aveva già “scaldato” l’atmosfera scagliando strali e “battutacce” su tutti, che gli ha consigliato cosa dire e cosa non dire, (all’orecchio col microfono): “rispondi sempre con una cosa che non c’entra niente, tanto la domanda gli spettatori se la sono già scordata, quella che conta è la risposta!”. È stata poi la volta dell’assessore regionale al Turismo, Manlio Messina che pur essendo amico dell’autore ha dovuto “acquistare” il libro in loco per scoprire leggendo a pagina xxx la definizione di “cretino” che riguarda la maggior parte della popolazione presente per citare Baudelaire “ho sentito passare su di me il vento dell’ala dell’imbecillità”. E di citazioni ce ne sono state comprese Maupassant, Dostoevskij, e non ultime le considerazioni della professoressa Lucia Andreano “tutor” della “scrittura senza soluzione di continuità” del nostro autore, che voleva raccontare la sua vita, le sue vicende, da lasciare come eredità da dedicare alla sua piccola figlia “Giulia”. Fulminante la battuta di Gino Astorina: “Ma non era meglio un appartamento?”
La risposta disarmante è venuta da Alfredo Polizzano: “Ma lasciare in eredità un’idea è infinitamente meglio!” Quindi gli “schieramenti” sono stati presto determinati e non di politica si parlava ma di etica tra spiritualità, sogno, desiderio e pragmatismo materialità e “sostanza”. Come ha ben ribadito la professoressa Lucia Andreano: “Ho ricevuto 30 pagine fitte, del primo capitolo font 11 Times New Roman che rischiavano di riprodurre la narrativa infinita di un Marcel Proust “Alla ricerca del tempo perduto”. “Il tempo perduto” in questo anno di lockdown di confinamento nelle nostre case e per alcuni nei propri ricordi, un tempo, che ci ha permesso di ritrovarci di far uscire i testi del cuore e dell’anima dal cassetto ottuso delle nostre preoccupazioni, allarmismi, diffidenze, in una sorta di gigantesca terapia di gruppo, siamo tornati “vivi” come prima, anzi forse meglio di “prima” perché questo anno sabbatico che ci siamo presi dalla vita, forse e dico forse, e non per tutti, non voglio dimenticare “i danni economici” che abbiamo ricevuto, ci ha permesso di riflettere sulle “cose” veramente importanti della nostra vita, quali l’amicizia, l’affetto, l’intimità e per alcuni la scoperta del vero Sé interiore, che a causa della velocità, dell’esternalizzazione dello stress quotidiano erano andati “perduti”. Grazie anche alle “persone reali” di Carthago, Gaspare Edgardo Liggeri e Giuseppe Pennisi di aver “tenuto” un palcoscenico dove la regia era decretata dai relatori assisi con le loro affermazioni miliari colme di “storia”. Perché di “storia autobiografica” si parla come ha più volte dichiarato il nostro autore ancora non aduso, all’asetticità empatica delle sue presentazioni. Ma altre ne verranno perché il testo “La gente non stanno bene” nella scelta del titolo presuppone lo “specchio”, l’ombra, il nostro Es, per dirla alla Freud, della nostra “umanità bestia”, per dirla alla “catanese”, che presuppone l’ambivalenza delle pulsioni, dei nostri istinti, della melma della caverna platonica, con cui dobbiamo fare i conti perché influenza tutti gli atti di volontà e di azione del nostro Io, che comunque si confronta continuamente col nostro SuperIo, che è quello degli ideali nostri personali costretti per ragioni di censo, di nascita e di ambiente ad essere sempre all’Altezza: delle nostre proiezioni e di quelle degli “altri”.

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