Susanna Basile
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“Oltre la valle” il romanzo di Pippo Alticozzi edito da Carthago Edizioni

Una storia psicologica quando gli emigrati eravamo noi nella lontanissima Australia

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Pippo Alticozzi ha una grande capacità di narrazione: i suoi personaggi te li puoi vedere camminare per casa talmente sono veri e carichi di tutte quelle qualità umane buone o cattive così come sono veramente fatti gli esseri umani: cìoè una parte che si vede e una che non si vede. Pippo Alticozzi le descrive entrambe senza pregiudizi e senza motivazioni etiche. Sono esseri umani che lui dice che nemmeno esistono…

 Susanna Basile: Chi è Pippo Alticozzi?
Pippo Alticozzi: Un uomo semplice, con la passione per la scrittura e fin quando questa passione coincide con i miei sentimenti andrò avanti, sperando sempre di regalare emozioni.

S.B.: Il suo romanzo è basato su una storia vera?
P.A.:  Assolutamente no, pura fantasia.

S.B.: “Sembrava quasi che il saziarsi portasse al peccato; ci si sosteneva con frutta e ortaggi vari ma sempre con grande parsimonia, tutto veniva sempre centellinato, dosato, valutato, considerato”: com’era la madre del protagonista?

P.A.: Una donna sicuramente forte, votata al benessere della famiglia, facendo sempre i conti con la precarietà.

S.B.: “Tutto ormai era stabilito, sancito, certificato e poi con quali strumenti l’avremmo potuto cambiare? Chi mai avrebbe potuto avere queste grandi capacità? Il pessimismo più profondo imperava in quella valle.” Quali erano le motivazioni che spinsero il nostro eroe alla fuga?

P.A.: Di sicuro la stagnante atmosfera che regnava ad ogni tragitto del paese e il non volersi arrendere ad una vita che non riteneva sua, essendo consapevole che se avesse voluto poteva ottenere di più, perché ne sentiva forte le capacità.

S.B.: “Certo, l’ignoto fa paura o quanto meno mette ansia: non sai mai quello che ti può riservare e lo si può scoprire solo affrontandolo”. Il concetto di ignoto ancora oggi fa paura?

P.A.: L’ignoto è ciò che non si sa, quindi se non mette paura, mette quanto meno ansia. Il rischio della delusione è altissimo, ma quando sei in fondo al tunnel vale la pena andare avanti, se va male ti resta la consolazione che peggio di così non poteva andare, ma se intravedi la luce allora…

S.B.: “La pastorizia si contraddistingue perché gli animali si nutrono muovendosi in un ambiente libero e naturale e non vengono nutrite con risorse dell’allevatore, ma con quello che madre natura offre loro: verdi pascoli e acque sorgive. Da ciò ne consegue la forte empatia che si instaura tra il bestiame e il pastore, tanto da creare un nucleo uniforme”. Esiste ancora oggi la possibilità di ritrovare la natura?

P.A.: Purtroppo l’uomo la sta maltrattando e non la sta rispettando; bisognerebbe far capire, soprattutto ai bambini che sono il nostro futuro, già nei primi anni di vita, con fatti oggettivi e non solo narrativi, l’importanza della natura, facendogliela vivere e rispettare.

S.B.: “Tutto questo dovrà servirti da lezione, non si può andare contro chi è più forte di noi, ne va della nostra e della tua futura esistenza, lo capisci questo? Voglio che tu non lo dimentichi mai”. Ci trasciniamo ancora questa mentalità?

P.A.: Questo era il monito che faceva il padre al nostro protagonista, perché cresciuto e piegato alla sottomissione del più forte. Questa è stata un’altra catena che il nostro protagonista ha voluto spezzare con la sua bonaria, ma decisa ribellione.

S.B.: “Di sicuro la lezione servì a farmi capire tante cose, una su tutte, che nella vita non dovevo essere soggetto ai voleri degli altri, dovevo avere una mia identità caratteriale”. Come ritrovare la propria identità all’interno di una famiglia?

P.A.: Cercando di fare sempre la cosa più giusta, certo non sempre si ci riesce, ma  sbagliare è umano, l’importante è non perseverare.

S.B.: “Mio padre che mi faceva un regalo? Questa era bella! Qualcosa che non mi aveva dato mai? Cosa poteva essere, pensai, cosa può essere questa cosa che non mi aveva dato mai? Ero veramente curioso di saperlo. Grande fu la sorpresa e soprattutto la gioia quando vidi che allargò le braccia e mi abbracciò. “Ecco figliolo questo è il mio regalo”. Com’era il padre del protagonista?

P.A.: Per tutti era un orso, ma era una maschera perché gli serviva per nascondere un disagio che molto spesso non sapeva gestire.

S.B.: “Tutto questo durò fino a quando una mattina, don Alfio mi fece recapitare delle riviste molto interessanti. In una di queste, lessi di emigranti che partivano per l’Australia, un vero e proprio esodo”. Ci racconta brevemente che cos’era l’Australia per l’epoca?

P.A.: L’Australia in quel periodo storico era l’occasione, la possibilità, era la migliore meta dove aggrapparsi, per riversare le proprie aspettative.

S.B.: “La maggior parte dei passeggeri partiva con la morte nel cuore: lasciare il paese natio e magari tanti cari, tra amici e parenti non era facile; c’è sempre un forte trauma psicologico”. Il “nostro” cosa fa per partire così tranquillo?

P.A.: Lasciare la propria terra e gli affetti più cari non è mai facile; lui non si affida al destino, ma al determinismo che gli dà quella forza per andare avanti, talmente forte da rasserenarlo, acquisisce quella concezione per cui in natura nulla avviene per caso, invece tutto accade secondo rapporti di causa-effetto e quindi per necessità o per volere.

S.B.: “In realtà mi sbagliavo: lo ero stato, inutile ignorarlo e questo mi faceva stare molto male. Avevo messo in dubbio le mie stesse capacità e non riuscivo più a capire che persona fossi. Chi ero veramente? Stavo perdendo la mia identità”. Un momento di ripensamento stava diventando un essere umano?

P.A.: Credo che nella vita ogni essere umano può avere momenti di sconforto, per delle cause che al momento non si capiscono, ma quel momento di debolezza, può servire per staccare la spina e rimettere le cose al posto giusto anche spiritualmente parlando, ed è proprio dentro quella apparente debolezza che nasce una forza grandissima e credo che il nostro protagonista lo abbia dimostrato pienamente.

S.B.: Il prossimo romanzo: ci racconta brevemente di cosa si tratta?
Robert Scott, da piccolo era un Bambino tranquillo, piuttosto timido, sensibile, ed alquanto fragile, non creava alcun tipo di problemi. Cresciuto in una famiglia Americana, con radici fortemente Irlandesi. Nel 1969 Robert entrò nell’Esercito dei Marines e partì per la guerra in Vietnam; il ragazzo timido, sensibile e fragile, dovette adattarsi ad una vita del tutto diversa, in un mondo che non gli apparteneva per niente, sia per ambiente, sia per le tante situazioni a volte drammatiche alle quali dovette assistere. L’amore di una donna al quale credeva ciecamente per cui aveva dato tutto sé stesso, non fece altro che aggravare il suo dolore, tanto da trascinarlo nello sconforto più totale, al punto di non sapere più come uscirne. Pertanto doveva trovare qualcosa che lo facesse scappare da quel labirinto oscuro in cui era caduto, che lo attanagliava talmente tanto da bloccargli qualsiasi via di uscita. Per sapere come riesce a risolvere i suoi problemi dovete aspettare l’uscita del libro…manca poco ormai!!!

 

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